Nelle scorse settimane vi avevamo raccontato di come il governo Cinese, stesse varando una serie di restrizioni volte a “migliorare il benessere delle persone”. Provvedimenti che sono diventati atti di vera e propria censura che, specialmente in ambito videoludico, continua imperterrita. 

I contenuti Yaoi diventano illegali

L’ultima notizia ci arriva direttamente dal South China Morning Post, e riguarda il divieto assoluto all’interno dei videogiochi di contenuti “Yaoi”, ossia a personaggi maschili con tratti nel comportamento e nell’aspetto femminili. Il nuovo provvedimento parte innanzitutto dall’ambito televisivo, e successivamente viene  allargato al mondo dei videogames. Secondo il governo cinese, questo tipo di contenuti rappresentano dei “valori sbagliati” e quindi da non promuovere, specialmente in un mondo popolato da giovani. Secondo la notifica giunta alle compagnie di produzione inoltre, sarà viatata anche qualsiasi storia di amicizia “troppo stretta” tra personaggi dello stesso sesso. La Cina perseguirà questo ideale nel quale le trame di videogiochi dovranno essere “chiare senza confini morali confusi”, e nella nota citata in precedenza si parla addirittura di videogiochi dove gli utenti non potranno nemmeno più scegliere un personaggio  “buono o cattivo”.

I possibili provvedimenti

I nuovi divieti dovrebbero riguardare solo i giochi online di nuova uscita, e i provvedimenti per tutti i publisher che non rispetteranno tali regole potrebbero essere molto severi. Si parla sia di sanzioni economiche e chiaramente anche del blocco della pubblicazione dei suddetti titoli. Ricordiamo che il governo cinese già in passato, aveva bloccato le vendite del videogioco Animal Crossing perché gli attivisti lo avevano adoperato come simbolo delle proteste a favore della democrazia partite nel 2019.


Il problema del settore “tech”

Questa ennesima censura, rappresenta l’ultimo di una serie di provvedimenti volti a minare l’interesse economico di un settore sempre più in crescita come quello esportivo e videoludico e più in generale tutto il mondo “tech”. L’intento finale è volto a riequilibrare l’aspetto economico delle grandi aziende cinesi, che solo in quest’ultimo ambito, contano oltre 740 milioni di utenti attivi. La grandissima espansione del settore, rappresenterebbe un problema soprattutto perché le dimensioni ed i ricavi generati sono tali da rischiare di sfuggire al controllo statale del governo. 

Le proteste LGBTQ+

I sostenitori LGBTQ+ e gli attivisti per i diritti umani non hanno tardato a far sentire la propria voce, denunciando fortemente la nota lanciata dal governo cinese. Affermano infatti, che  che i videogiochi dovrebbero rappresentare la vita reale, e di conseguenza la censura all’interno di questi ultimi rappresenterebbe un attacco alla libertà di scelta oltre che aumentare inevitabilmente l’odio e le aggressioni nei confronti della comunità queer.

L’appello inoltre è rivolto anche ai creatori di videogames, che dovrebbero accogliere il grido di protesta chiudendo definitivamente i rapporti con la Cina.

Secondo gli ultimi sondaggi però, la maggior parte della popolazione e dell’opinione pubblica cinese sosterrebbe tali provvedimenti. Ed ecco come il sottilissimo  confine tra mondo virtuale e reale scompare, portando alla luce lo specchio di una società tristemente  ancora lontana da una visione di uguaglianza.

                                                                                                                                                                               FB