Call of Duty Warzone è il titolo dell’anno che ha tenuto incollati migliaia di videogiocatori. Un gioco spettacolare ma che non ha mai raggiunto vette alte dal punto di vista del competitive. Facilità di skills richieste in game e modalità BR free to play, lo hanno reso uno dei giochi più popolari di sempre. Il problema principale che affligge da mesi l’intera community rimane però  quello dei cheater!

Il fenomeno del cheating
Vi abbiamo parlato già, in numerosi articoli, della piega del cheating online, ovvero della possibilità di acquistare, illegalmente tramite alcuni siti, dei trucchi per avvantaggiare il proprio gameplay.  Un problema che infesta qualsiasi lobby multi-giocatore; ovviamente il numero delle persone che utilizzano questi cheat è direttamente proporzionale alla popolarità del gioco. Nessun titolo rimane fuori da questo orrendo fenomeno, anche e soprattutto perchè i siti da cui è possibile acquistare questi trucchi, spesso e volentieri non sono specializzati verso un solo titolo, ma è possibile acquistare dei veri e propri pacchetti. I publisher e le case di sviluppo, specialmente nell’ultimo periodo, fanno quello che possono per contrastare il problema, implementando software di anti-cheat e sistemi di report più o meno efficaci, ma mai efficaci al 100%. 

Activision come si comporta a riguardo?
Activision purtroppo sembra essere totalmente estranea al problema. Nonostante sia passato più di un anno dall’uscita del gioco, il fenomeno è sempre più insistente, le richieste di “aiuto” della community sempre più numerose. Il gioco in pubblica è ormai letteralmente rovinato da queste persone e ad oggi non è stato ancora rilasciato un sistema di anti cheat che sia in grado di tutelare tutti coloro che vogliono giocare in maniera onesta e leale. 

Il fenomeno dello stream sniping
Come se non bastasse, molto spesso, oltre ad utilizzare i cheat, queste persone attuano un ulteriore pratica snervante e disonesta: quella dello stream sniping. Cos’è lo stream sniping? Si tratta di un fenomeno piuttosto recente,cresciuto a dismisura con l’esplosione delle live streaming. Di fatti, da quando gli streamers hanno iniziato a trasmettere quotidianamente le loro partite è capitato più volte che altri giocatori sfruttassero il flusso video per unirsi alle stesse partite e, in alcuni casi, rovinare l’esperienza di gioco. Con l’emergere del genere Battle Royale, la conoscenza della posizione esatta dello streamer ha iniziato a spingere centinaia di utenti ad andare a caccia di gloria, sfruttando le informazioni trasmesse in diretta per stanare il player e vincere il duello.

La protesta di Pow3r
La super popolarità di Warzone sulle piattaforme di game streaming ha fatto sì che questi due fenomeni, volti ad “uccidere” l’esperienza di gioco, crescessero in maniera intrecciata. Ed è proprio da uno dei più importanti streamers italiani e mondiali che si è alzato un grido di protesta. Parliamo di Giorgio “Pow3r” Calandrelli, player e content creator per i Fnaticb da anni conosciuto per i suoi successi nei videogames e per essere una delle più carismatiche ed importanti personalità italiane.

Il ricatto dei cheaters
Nelle ultime settimane Pow3r è stato vittima di una serie di eventi a dir poco assurdi. L’italiano è stato preso di mira da un gruppo di cheaters che continuava a “stream sniperare” uccidendolo con i cheat. La questione ha assunto un aspetto piuttosto macabro, quando dopo l’uccisione in game, questi rilasciavano messaggi del tipo “solo tu puoi cambiare le cose”, o ancora “Solo io posso spiegarti tutto”. Nonostante aver raccolto prove video del comportamento di questi giocatori ed aver segnalato “oltre 30 persone”, come dichiarato dallo  stesso Pow3r, nulla è stato fatto da parte di Raven Software o Activision.

Il confronto in diretta
Esasperato da questi comportamenti, lo streamer decide di invitare nella propria diretta queste persone, per un dialogo volto al chiarimento. L’accusa assurda dei cheaters è proprio l’utilizzo degli stessi trucchi da parte di Giorgio. Accuse che si tramutano addirittura in minacce. “Se vuoi che smettiamo di perseguitarti devi provarci che non imbrogli, installando una webcam aggiuntiva” questa la frase e la richiesta shock dei cheaters. Un vero e proprio ricatto che ha fatto andare su tutte le furie Pow3r, dopo una carriera con oltre 200 mila dollari vinti non ha di certo bisogno di provare le proprie abilità.

Il grido di protesta
L’intero video dell’assurda vicenda è reperibile sul profilo youtube dello stesso Pow3r, che una volta rifiutato categoricamente il ricatto decide di chiudere il video con uno sfogo nei confronti di Activision ed un appello lanciato, o meglio un hashtag #FIXWARZONEita. “Activision è un’azienda di pagliacci, spero che questo hashtag lo condividano un casino di persone”, ” Siamo arrivati al punto che che i cheater la fanno da padroni e vanno in giro a ricattare gli streamers“, queste le parole durissime di Giorgio.

L’abbraccio della community
La  community italiana non ha tardato a farsi sentire unendosi attorno allo streamer. Migliaia e migliaia di tweet e retweet che hanno portato l’hashtag #FIXWARZONEita in tendenza su Twitter per molte ore, facendo si che la questione venisse condivisa non solo in Italia. L’hashtag è stato ripreso anche come titolo di moltissime live di colleghi di Pow3r. Addirittura il suo compagno di squadra Moonryde ha organizzato una marcia di protesta in game con tutti i suoi followers!
Mentre vi scriviamo, l’hashtag ha superato le 17 mila condivisioni, e proprio lo stesso Pow3r ha dichiarato di esser stato contattato dall’azienda che si occupa di Activision Italia e che darà ulteriori aggiornamenti nei prossimi giorni. Che sia l’inizio della svolta?

Tutta questa vicenda ha dimostrato ancora una volta come l’intera community di Warzone voglia a tutti i costi un cambiamento che permetta loro di giocare e divertirsi. Cambiamento che non può tardare ulteriormente. 

Noi di 2WATCH ci uniamo all’appello di Pow3r: #FIXWARZONEita 

 

Francesco Basile